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Installare Joli OS 1.2

Ciao a tutti, oggi andremo ad installare JoliCloud:

Joli OS is an Ubuntu-based GNU/Linux operating system developed by the French company Jolicloud.
The operating system was itself called “Jolicloud” until version 1.2, when the company renamed it “Joli OS”.
Joli OS is now an open source project, with source code hosted on GitHub.

Per prima cosa andiamo sul sito del produttore e scarichiamo l’immagine ISO dell’OS.

http://www.jolicloud.com/jolios/download

In seguito bisogna masterizzare il file scaricato come file ISO ed avviarlo da boot. Per semplice comodità, l’OS sarà installato su una macchina virtuale utilizzando VirtualBox, in modo da allegare tutti gli screenshot.

Avviando il disco, possiamo subito notare che vi sono due opzioni, la prima per provare JoliCloud e la seconda per installarlo: selezioniamo la seconda e procediamo con l’installazione.

Dopo il caricamento dei driver avremo la nostra prima schermata in cui andiamo a selezionare la lingua di installazione:

Mancano ancora pochi passaggi all’installazione: nel secondo passaggio selezioniamo il fuso orario e l’orario; nel terzo la disposizione della tastiera; nel quarto lo spazio su disco; nel quinto le informazioni personali (nome utente, password, nome pc) ed infine siamo pronti all’installazione vera e propria.

Dopo alcuni minuti per l’installazione, riavviamo il nostro sistema.

A questo punto bisogna creare un account oppure è possibile autenticarsi utilizzando le credenziali di Facebook.
In questo caso eseguiamo l’iscrizione, cliccando sulla scheda Sign Up. Alla fine dell’iscrizione, eseguiamo il login ed alla fine avremo il nostro JoliCloud.

Nei prossimi post continueremo a parlare di questo splendido e gratuito OS.

ownCloud 2012 su Ubuntu Server 10.04 LTS

Oggi andremo ad installare ownCloud Server, per creare una rete Cloud personale.

Come requisito necessita di PHP, di un database (MySQL o PostgreSQL) e di un web server (Apache).
Per l’installazione degli elementi appena elencati, rimando al post Server: Installare Apache, MySQL e PHP

Scarichiamo l’ultima versione di ownCloud da:

http://owncloud.org/go/download/owncloud-download-3-0-2

e lo copiamo sul nostro server tramite terminale:

sudo scp owncloud-3.0.2.tar.bz2  utente@indirizzo.ip.del.server:/home/utente

Ora ci spostiamo sul server, siamo posizionati nella home dell’utente, e diamo:

sudo tar xvf owncloud-3.0.2.tar.bz2
sudo mv owncloud/ /var/www/
sudo chown -R www-data:www-data /var/www/owncloud/

Se questo primo passaggio è andato a buon fine, possiamo vedere che, aprendo un browser di un pc che si trova all’interno della LAN e digitando:

http://indirizzo.ip.del.server/owncloud/

avremo una schermata del genere:

A questo punto bisogna creare un database con MySQL o PostgreSQL

NOTA: Se avete problemi a creare un nuovo database, scegliete il tipo di database che preferite e cliccateci sopra; troverete i relativi post che vi aiuteranno nella creazione.

Nell’esempio seguente useremo MySQL con utente owncloud e database owncloud

Alla fine della creazione del database e dell’utente, torniamo al nostro browser per configurare i vari campi e digitiamo l’indirizzo:

http://indirizzo.ip.del.server/owncloud/

Cliccando su Termina Configurazione, entreremo all’interno del nostro ownCloud Server.


NOTA: E’ possibile avere un errore del genere:

Could not open /var/www/owncloud/.well-known/host-meta for writing, please check permissions!

che viene risolto aprendo un terminale sul server e digitando:

sudo mkdir  /var/www/owncloud/.well-known
sudo touch /var/www/owncloud/.well-known/host-meta
sudo chown -R www-data:www-data /var/www/owncloud/.well-known/


Notiamo che è possibile caricare sul Server solamente file fino a 2 Mb; modifichiamo questo limite seguendo il post: PHP: Aumentare limite dimensione dei file di upload

E-Privacy 2011 “Cloud Computing e Privacy”

Con immenso piacere ho partecipato alla decima edizione di “E-Privacy” che si è svolta a Firenze il 3 e 4 Giugno 2011.

Sono disponibili le presentazioni degli interventi ed alcune registrazioni audio.

Le trovate alla pagina ufficiale E-Privacy 2011

“Quando si parla di cloud, ognuno dice la propria ed è difficile trovare un punto di sintesi”

Navigando nel web, ho trovato questa intervista a Jim Whitehurst (Red Hat)!

Boston. Quando si parla di cloud, ognuno dice la propria ed è difficile trovare un punto di sintesi.

Forse ha ragione Jim Whitehurst, Ceo di Red Hat, quando dice che la “”nuvola” è così “nebulosa” perché una volta tanto abbiamo a che fare con un fenomeno It che non è stato guidato dai vendor.

E’ una necessità che nasce dal basso, da chi deve gestire ogni giorno datacenter sempre più complessi” ha affermato il top manager nel corso del Red Hat Summit che si tiene in questi giorni a Boston.

Il problema è che tutti i fornitori stanno cavalcando quest’onda con messaggi che possono disorientare gli utenti. “Quando Oracle ha lanciato il cloud-in-a-box di cosa stiamo parlando? Di un server?” si domanda con fare provocatorio Whitehurst. Arriveremo al punto in cui anche un sacchetto di popcorn sarà “cloud ready” come mostrato nelle slide?

Il punto fondamentale è che per la prima volta da molto tempo con il cloud sono gli utenti a guidare l’innovazione.

Il cloud non è tecnologia – continua Whitehurst – ma un nuovo modello di gestire il business”. Un modello che secondo il numero uno di Red Hat si basa su 3 principi base.

Il primo è la collaborazione. Il modello cloud vive e trova linfa vitale nel fatto che tutti gli attori della filiera cloud collaborano per raggiungere un obiettivo comune. “E’ sorprendente osservare come Google e Facebook sul versante cloud siano molto più partner che competitor”.

Il secondo è il livello di apertura. “Non è possibile risolvere i problemi di sicurezza o di integrazione del cloud se non si può accedere al codice di chi sviluppa le soluzioni”.

Il terzo è la possibilità di scegliere. “Per la prima volta dopo tanto tempo, la scelta dei decisori It non è più guidata dai fornitori. Sono gli utenti a decidere cosa vogliono fare e dove vogliono andare“.

Principi che guidano anche la community open source. Tanto che Whitehurst senza giri di parole afferma che “senza l’open source il cloud non esisterebbe”.

Secondo il Ceo di Red Hat, l’implementazione di un’infrastruttura non deve basarsi solo sulle caratteristiche tecniche o sulle prestazioni, ma sulla “libertà di scelta che l’infrastruttura ti potrà poi dare in futuro”.

I Cio che stanno progettando le nuove infrastrutture vogliono collaborazione, apertura e libertà di scelta. Tre concetti che possiamo riassumere con una sola parola: open”.

FONTE

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